sabato 19 novembre 2016

di una cosa che non era quel che pareva a prima vista

Quel ragazzino con lo zaino, al quale devono ben esser fischiate le orecchie quando alla vista del retro di lui, arrancante lento avanti a me su una magra strada per biciclette che occupava quasi per intero, chino il capo e assente la destra dal manubrio a reggere il telefonetto col quale stava certamente gaudendosi gli occhi e la mente, mollemente astratto dalla realtà grigia di carrozzerie e marmitte a lato della quale pure pedalava, e incurante tanto più dei ciclisti incombenti alle sue terga ai quali impediva il passaggio, portatori sani di fretta lavorativamente indotta, che per quanto rappresentati da me solo avrebbero, a leggere in filigrana gli insultarelli che mentalmente gli riservavo, meritato certo più rispetto da parte sua sotto forma di facilitazione al sorpasso ovvero mantenimento di una velocità capitalisticamente accettabile, quel ragazzino dicevo, alla prova dei fatti riservatami dalla manovra di superamento resa precaria dalla carenza di centimetri laterali entro la quale poterla eseguire ma tuttavia infine eseguita, insomma il ragazzino, di tra le lamiere e i gas di scarico, ecco, lui stava suonando un'armonica a bocca, beato.

Per i curiosi dei casi di costui

Non è mai stato all'ikea
Sa di aver troppi princìpi, pochi mezzi, e nessun fine. Ha sempre la risposta pronta (in una settimana, massimo dieci giorni). Non farebbe del male a una mosca, ma non le farebbe nemmeno del bene: è un convinto assertore dell'autosufficienza delle mosche. Ha un'ottima salute, ma non ne gode. In genere generoso, è ragionevole ma pure cagionevole: quando non è ammalato, è ammaliato. Da altri definito: insostenibile, pigerrimo, hopeless wannabe, pesante anche senz'adipe; ci tiene a far sapere che in realtà d'egli si può dir tutto, ma non che sia basso.